Il femminicidio è una piaga della nostra società le cui radici risiedono in una cultura patriarcale, dove gli uomini ancora oggi posseggono un’autorità in politica, nell’ economia, nella famiglia e non solo. Sono sempre più frequenti donne che perdono la vita a causa del proprio partner o familiari. La nostra è ormai diventata una cultura dove la violenza non solo è normalizzata, ma tende ad essere accettata e proprio per il fatto che questo terribile fenomeno è sottovalutato, alcuni uomini si sentono autorizzati ad utilizzare la propria violenza e forma di possesso nei confronti delle donne. Quasi ogni settimana apprendiamo dai media che una comunità locale è sconvolta e si stringe al dolore dei familiari che hanno perso un loro caro. Per ogni donna a cui viene tolta la vita, stiamo perdendo la speranza che sia l’ultima vittima. Il presente di noi donne è costantemente minacciato dalla paura di essere molestate o uccise, non ci sentiamo protette e tutelate da uno Stato, che sanzioni come dovrebbe. Abbiamo forse smesso di credere che i governi prendano seriamente in considerazione un problema la cui enorme gravità e conseguenze sociali, continuano ad essere sottovalutate. Ci dipingiamo sul volto con il rossetto rosso una riga per urlare in silenzio no alla violenza, organizziamo manifestazioni, sperando che gli autori di questi crimini siano puniti secondo la legge senza sconto di pena e che le vittime vengano sostenute e protette come meritano. Denunciare è quasi diventata una perdita di tempo, moltissime donne si recano in Questura per segnalare la violenza del proprio uomo o di uno sconosciuto che le ha prese di mira per il solo gusto di esercitare una forma di potere su di esse. Le Forze dell’Ordine a volte intervengono troppo tardi, quando il delitto è già stato commesso, nonostante le numerose denunce da parte della vittima e siamo costrette un’altra volta a venire a conoscenza di un’altra vita spezzata, di un’altra giovane donna i cui sogni non saranno mai realizzati, di un’altra madre che non vedrà crescere i propri bambini, un’altra figlia i cui genitori non potranno mai più rivederla e abbracciarla. È incredibile nel 2025 dover sperare che le donne possano vivere in libertà senza sentirsi minacciate, offese, violate e discriminate. Quali sono le cause psicologiche del femminicidio? La “sindrome del controllo” è una delle cause del femminicidio, tale per cui gli uomini si sentono minacciati e spaventati quando non riescono a controllare per mezzo della violenza la libertà e autonomia delle loro donne e la manifestano con un comportamento possessivo o isolamento dagli amici e dalla famiglia. Anche la mancanza di empatia è un’altra causa, non riuscendo a comprendere i sentimenti della propria partner, si sentono autorizzati a esercitare una violenza rabbiosa, indiscriminata, e questa mancanza può essere causata da alcuni fattori, tra cui l’educazione, la cultura e la personalità. Una tra le cause psicologiche che possono portare al femminicidio, di cui la cronaca ci racconta quasi ogni giorno è dovuta alla gelosia. Alcuni uomini, infatti, non considerano la propria donna, moglie, fidanzata o compagna che sia come una persona, ma piuttosto come un oggetto su cui poter decidere ogni tipo di sorte. In un mondo dove la tecnologia sta sostituendo la vita che siamo stati abituati a conoscere, ci dovrebbero essere degli interventi educativi e rieducativi nelle scuole, in modo che i bambini e gli adolescenti possano essere capaci di gestire le proprie emozioni, anche e soprattutto quelle negative, tra cui la frustrazione, una delle molle che non permette l’inibizione di comportamenti aggressivi. Si dovrebbero altresì proporre progetti che favoriscano l’empatia e la compassione per migliorare le relazioni interpersonali, infatti educare un bambino alle emozioni può aiutarlo a comunicare e relazionarsi in modo solido e costruttivo. Questo tipo di educazione può aver un impatto positivo sulla loro salute mentale, è importante e non secondaria anche la partecipazione dei genitori in modo da rendere i propri figli un giorno adulti empatici e altruisti. I bambini apprendono il modello educativo fin da subito all’interno della famiglia. Ma cos’è cambiato oggi rispetto a una decina di anni fa? La tecnologia ha creato una barriera tra i componenti che abitano lo stesso luogo. Questo ha generato una sempre più incisiva mancanza di comunicazione creando problemi di comprensione e di fiducia. I figli si possono sentire soli e abbandonati anche se passano molte ore in compagni di un dispositivo e questa mancanza di dialogo, di amore sta crescendo una generazione sempre più egoista, dovuta anche ad una cultura del narcisismo in cui la società promuove l’individualismo e il narcisismo incoraggiando i giovani e giovanissimi a concentrarsi su sé stessi ignorando gli altri.
Negli ultimi anni il rapporto tra i genitori e i propri figli sembra essere mutato, sempre più sfuggente.
Una delle cause è sicuramente la tecnologia che ha rivoluzionato così tanto la nostra vita da rivoluzionare anche l’amore all’ interno delle famiglie.

